Beati gli ultimi che la vita sanno goder
IL GEMELLAGGIO CON IL FESTIVAL DEL CICLISTA LENTO

Dice Guido Foddis: “Beati gli ultimi che la vita sanno goder”. E quando arriva in qualche nuova città, si informa sui piatti del posto, sulle piazze più conosciute, sulle usanze. Guarda alle montagne attorno, al mare in fondo, oppure ai monumenti ed alle chiese. Foddis a Cuneo è arrivato così un pomeriggio di settembre e, nonostante la promessa di non esagerare, al tavolo ha ordinato i tajarin, si è informato sugli gnocchi al Castelmagno e su un locale dove fosse possibile acquistare i veri Cuneesi al Rum. Foddis potrebbe scrivere un’antologia del ciclismo, intesa come vera raccolta di fiori, se il ciclismo fosse narrato soprattutto con le persone e le biciclette e chi se ne importa dei watt, delle classifiche e della velocità. Tanto più che Guido arriva da Ferrara dove ha ideato e realizza ogni anno, sul finire di ottobre, il Festival del Ciclista Lento ed a cena indossa una maglietta in cui, in un rombo, su sfondo giallo, campeggia una bicicletta nera le cui ruote sono delle lumache. Quale migliore rappresentazione grafica di tutto ciò che il Festival vuole simboleggiare? Un Ciclista Lento che, come scrivono dal Festival, “viene deriso, consigliato, doppiato, snobbato, confortato, sopportato, soprattutto aspettato. Non chiede altro che essere lasciato indietro, a godersi la pedalata più che il traguardo, il panorama più del contachilometri. Per questo viene considerato, a torto, l’anello debole della catena che compone il traffico stradale. Un grosso errore di sottovalutazione: lento sì, debole no. Il Ciclista Lento non è espressione di una moda, è semplicemente se stesso. Orgoglioso di andare piano. Orgoglioso di essere, a suo modo, un signor ciclista. Un signor Ciclista Lento”. A Cuneo, c’è Guido Foddis perché il Cuneo Bike Festival dal 2025 è gemellato con il Festival del Ciclista Lento e a quello si è ispirato per la “Seconda pedalata più lenta del mondo”. La prima? Ovviamente è quella che si tiene a Ferrara: 5 chilometri in cinque ore.
Non è la velocità a muovere la bicicletta e l’animo del ciclista lento, è la curiosità, il piacere, quella leggera brezza che accarezza il volto, un profumo nell’aria, quell’angolino all’ombra per rinfrescarsi, quell’angolino al sole per riscaldarsi, l’assaggio di quella pizza, quella focaccia, quella torta, quel salame, quel formaggio, ma anche, perché no, quel vino, quel frutto, un sorso di una bevanda fresca e gassata. Godere la vita è tutto questo. Tutto questo e molto altro: conoscere la cultura, la musica, la letteratura, i paesaggi e così via. In questo modo a Cuneo qualcuno ha conosciuto e visto sotto un’altra luce il Movicentro, il Parco Amilcare Merlo, il Museo Civico, il Conservatorio ed il Museo Casa Galimberti. Tra il fruscio dell’aria, dell’acqua e quello delle parole di Gino Paoli e di Pablo Neruda, fra gli altri. Guido Foddis racconta di aver imparato attraverso la bicicletta a ridere e gioire dei propri fallimenti, di tutto ciò che non è andato, cosiccome chi pedala e fatica resta attardato ma sorride e nella convivialità, nella compagnia, trova il modo di godersi ogni istante. Sì, perché in pochi, quasi nessuno a dire il vero, possono permettersi le imprese di Tadej Pogačar, ma tutti possono sperimentare la fatica, piuttosto che la bonomia della lentezza e della tranquillità da cui nella società attuale sembra si voglia scappare ma, in realtà, è un muretto a cui appoggiarsi e resistere.
Il primo per Foddis è colui che va più lento, l’ultimo il più veloce. Durante il Festival del Ciclista Lento si sperimenta il record dell’ora al contrario e si scopre che in un’ora è possibile non percorrere nemmeno un chilometro in sella. Ma che fatica, che dolore ai muscoli e talvolta anche ai pensieri, perché andare piano può essere altrettanto difficile. Così anche i campioni sono passati dal Festival del Ciclista Lento, anche Gilberto Simoni, anche Giuseppe Saronni. Ma pure quelli per cui andare più lentamente è naturale, perché non sono fenomeni, magari, oppure perché sono gregari, sono al servizio di altri e quando si staccano pagano dazio ma hanno lavorato molto e, nel gruppetto, possono anche ridere, scherzare salutare i tifosi, impennare, perché no? A Foddis lo ha detto Serena Malabrocca: “Papà, andando piano, ha comprato casa”.
Guido Foddis ha trovato i veri Cuneesi al Rum, Federica, sua moglie, ha diviso con lui degli gnocchi al Castelmagno e, prima di montare in bicicletta per la Seconda pedalata più lenta del mondo, ha continuato a raccontare aneddoti sulla lentezza, in bicicletta e nella quotidianità. Prosegue Foddis: “La lentezza ha la capacità portare sul fondo delle cose: questa è la profondità. Il sapore di ciò che circonda, se preferite. La velocità non lo permette. La velocità spesso ci priva anche dei ricordi. Invece i ricordi bisogna tenerseli stretti e portarli in giro con noi”. In questo modo, Foddis è arrivato a Cuneo, ha portato la sua interpretazione della lentezza, delle persone, della bicicletta e tutto questo è piaciuto così tanto che quella lentezza ci è rimasta addosso. Attraverso il gemellaggio siamo stati al Festival del Ciclista Lento a Ferrara ed attraverso il gemellaggio c’è sempre un poco di Festival del Ciclista Lento al Cuneo Bike Festival.