I nostri ragazzi

IL SERVIZIO CIVILE AL CUNEO BIKE FESTIVAL

Sara non conosceva il Cuneo Bike Festival e quando gliene hanno parlato la prima volta, dicendole che vi avrebbe lavorato, ha solo pensato che avrebbe avuto tante cose da fare, forse troppe. La bicicletta la utilizzava per andare a scuola, da Borgogesso, assieme ad una sua amica, sempre la solita. Poi gli anni dell’università le hanno fatto cambiare abitudini, tra treni e metropolitane, eppure, ogni tanto, in città, a Cuneo, girava in Graziella, si guardava attorno, le piaceva ma, in fondo, prima di uscire aveva paura, non si sentiva sicura, così sceglieva di andare in macchina o a piedi. Rinunciava all’idea iniziale. Di quei momenti si è ricordata mentre prestava la propria assistenza agli stand del Cuneo Bike Festival e, proprio in quell’occasione, ha compreso quanto, di fatto, non conoscesse del mondo ciclismo. Racconta che per lei è stata soprattutto un’esperienza di conoscenza e, oggi, vede anche la bicicletta in maniera differente. Dopo la laurea in Storia e qualche supplenza, stava cercando lavoro, ha provato e al Bike Festival tornerebbe. Vorrebbe salire nuovamente su una bicicletta inclusiva: ha avuto modo di pedalarvi in occasione della Granfondo Fausto Coppi e le è rimasta in mente perché, nel ciclismo, ha scoperto una forma differente di inclusività. Spiega di aver visto molte persone, che nella quotidianità hanno difficoltà ad agire in autonomia, felici perché, anche se per poco, anche se assistite, potevano sentirsi con in pugno la propria libertà. Così ridevano, gridavano, quasi esultavano, mentre andavano in bici. Ha visto l’organizzazione di un evento da dentro ed ha notato la differenza tra scuola e lavoro. Non più i pomeriggi sui libri ma la responsabilità di un impegno quotidiano, “al modo degli adulti”. Così ha imparato ad approcciarsi ai visitatori degli stand, a spiegare, a raccontare. e, oggi, quando va in bici, quando vede una problematica nella viabilità, un pericolo, riesce a inquadrarlo secondo le diverse prospettive: quella degli utenti della strada, del Comune, della sicurezza stradale. Anche questa è una forma di studio, differente, ma sempre legata alla cultura ed alla conoscenza. E questo, riflette Sara, se lo ricorderà quando il lavoro non sarà più un’esperienza di un periodo, ma un dovere quotidiano.

Gabriele ha sempre avuto il timore di parlare in pubblico: se gli capitava, si bloccava. Dal settembre 2025, è cambiato tutto. Ora, se deve intrattenere un gruppo di ragazzi, non ha alcun problema, anzi, si sente a proprio agio. Il suo Cuneo Bike Festival è questo fra tanto altro. Per esempio, le domande iniziali, alla prima esperienza nel mondo lavorativo: voleva solo provare, capire. Non interpretava quel che stava facendo in vista di qualcosa che sarebbe venuto, se lo godeva e cercava di portarsi a casa quanto più potesse, come bagaglio personale. Temeva le aspettative altrui, questo sì. Il mondo degli eventi l’ha sempre attirato, perché, se pensa ad un mestiere, in realtà pensa proprio a qualcosa che abbia a che vedere con l’uscire, l’andare fuori, l’esplorare altri piccoli mondi. In bicicletta, Gabriele è sempre andato, forse anche grazie al fatto di essere cresciuto a Dronero, non in una grande città. A scuola aveva sentito parlare di ciclismo e biciclette ma con un approccio diverso: le ore in cui si trattava il tema erano spesso noiose, così a ben pochi ragazzi veniva voglia di approfondire. Al Festival ha toccato con mano quanto la bicicletta sia, di fatto, un modo per migliorare la vita delle persone, non sterile teoria o lezione pedante. Se è riuscito a trasmettere qualcosa alle persone che ha incontrato, precisa, è proprio per questo: perché è stato il primo a credere a ciò che raccontava. Ha parlato con il sorriso ed ha visto molti giovani che, ritrovando i genitori, si sono affrettati a spiegare quel che avevano appena ascoltato. La bicicletta era arrivata e le insicurezze se ne erano andate. Il lavoro al Festival, per lui, è soprattutto una storia di rapporti umani, di scambio di idee e progetti fra persone che sanno di poter contare le une sulle altre. Perché, Gabriele lo assicura, l’unica differenza viene dall’elemento umano. Il motivo per cui, se, al lunedì mattina, qualcuno manca in ufficio, si guarda la scrivania e gli si manda un messaggio per sapere come sta.

Prima di arrivare al Cuneo Bike Festival, Davide riteneva la bicicletta un mezzo troppo pericoloso per scegliere di utilizzarlo. Sosteneva che gli svantaggi fossero molti di più dei vantaggi, così non se ne interessava e per spostarsi optava per altre possibilità, mezzi di trasporto compresi. Poi, durante i mesi di preparazione del Festival, ha avuto modo di confrontarsi con chi vi stava lavorando e non solo ha smesso di associare la bicicletta alla pericolosità, ma è riuscito anche a vedere i vantaggi che si possono avere spostandosi in bici: a livello di salute, ma anche di conoscenza dei luoghi, di mobilità sostenibile e, ovviamente, a livello ambientale. Davide racconta di aver trovato un ambiente lavorativo in cui alla base di tutto è stato posto lo scambio e spiega che i giovani hanno più che mai bisogno di coltivare il confronto, senza sentirsi “soldatini” al servizio di un’idea o di un progetto. Tutto ciò che Davide ha pensato rispetto a città diverse e a persone in bicicletta che attraversano le loro strade è arrivato grazie all’ispirazione di altri modelli, alla lettura di studi e alla libertà di proporre tutto ciò che gli passava per la testa senza alcun giudizio, senza alcun veto a monte. Questa è, a suo avviso, la miglior forma di collaborazione. E quel che ha appreso dallo scambio con altre città lo ritiene prezioso e lo utilizza per interpretare ciò che vede sulle nostre strade. Queste sono le idee, poi c’è lo scambio continuo nelle difficoltà che l’organizzazione di un evento pone ogni giorno, anche qui con approccio differente rispetto all’ambiente scolastico. Imparare non serve solo e tanto a dimostrare di aver capito o di aver studiato, ma per agire sulla realtà circostante, provare a cambiarla, a migliorarla, a renderla più simile a quel che lo studio ed il confronto hanno permesso di capire.

Sara, Gabriele e Davide, tre ragazzi che, attraverso il Servizio Civile, hanno dato forma al Cuneo Bike Festival.