Chef Alessandra Rubini

QUESTIONE DI SENSIBILITA’

Alessandra Rubini ha imparato molto presto a guardarsi attorno, un’abitudine che, in questi giorni, si è persa ma ancora qualcuno la custodisce: sono i nonni. Alessandra è cresciuta con nonna e con lei ha imparato quasi ogni cosa del mondo attorno. Il filtro erano i suoi occhi che osservavano e spesso si posavano sulle mani di quella nonna così indaffarata. Sono un poco sempre uguali le mani delle nonne: rugose, calde, con qualche macchia dell’età, forse, con un anello, un orologio o un braccialetto. Sono spesso intente a mescolare ingredienti, a impastare, a preparare verdure, gnocchi o crostate, quelle mani. Per chi guarda è impossibile non soffermarsi sulla delicatezza di ogni movimento, su un modo di fare che appartiene solo a quei modi antichi, a quell’amore dell’infanzia. Così è stato per Alessandra che, assieme a lei, su una bicicletta, in primavera ed in estate, si recava dal contadino vicino a casa per acquistare le primizie di stagione. Quelle che poi avrebbero preso vita nella cucina di casa, nei piatti della nonna.

Un caso, o forse no, vuole che questo aneddoto da bambina racchiuda, in realtà, per Alessandra buona parte della storia di quel che vive ogni giorno da adulta, del suo mestiere e della sua passione. Alessandra Rubini è una chef, da sempre e, da qualche anno, dapprima per UAE Team ADQ poi per Canyon SRAM Zondacrypto, squadre ciclistiche professionistiche femminili. Per diventare chef ha studiato tanto, perché non si può cucinare senza sapere, e quel racconto per cui, alla fine, a preparare pranzi e cene ci finisce chi non ha voglia di stare sui libri è una fesseria, niente di più e niente di meno. Non esiste cibo, piatto, dietro a cui non ci sia una solida preparazione: quella delle mani che mescolano e quella della mente che impara e dosa equilibri e conoscenze.

Non solo. Alessandra Rubini ha studiato ed ha anche viaggiato. L’ha fatto e continua a farlo, perché il ciclismo è uno sport nomade e perché, anche in inverno, quando le biciclette smettono di andare controvento, lei parte: recentemente è stata in Vietnam. Osserva chi prepara pietanze figlie di altre culture, le assaggia, ne sente gusto, profumo, approfondisce gli ingredienti e, quando ritorna a casa, prova a replicare qualcosa. Dapprima solo per lei e per la sua famiglia, poi, se il risultato la convince, propone il piatto alle atlete: alle”sue ragazze” come le chiama lei. Anche questo è un retaggio di quell’inizio in cui Alessandra ha imparato a guardarsi attorno. Spiega che vale pure per il cibo, e anche, banalmente, forse non troppo, per le verdure: sembra ci si sia abituati a consumare sempre gli stessi ortaggi, la stessa frutta ed a cercarli anche fuori stagione, quasi fosse impossibile nutrirsi senza quel gusto, senza quell’alimento e l’averlo sempre a disposizione sugli scaffali del supermercato ha solo peggiorato l’abitudine, facendo dimenticare il ciclo della natura. La realtà, continua chef Rubini, è che ci sono sempre varianti altrettanto gustose, altrettanto nutrienti, da inserire nella nostra alimentazione. Basterebbe guardare il mondo che ci circonda, per l’appunto, e cercare con curiosità. Assaggiare con curiosità.

Se si trattasse solo di cucinare, cucinano tutti, cuciniamo tutti, sottolinea Rubini, a volte distrattamente, perché si ha fame, ma quando diventa un mestiere il tutto si complica, diventa più serio e non ammette leggerezze, pressapochismi, perché nutrire è una cosa importante. Nel ciclismo, poi, la nutrizione è la base di tutto, da lì viene l’energia che le atlete e gli atleti sviluppano in strada. Nel ciclismo si preparano i piatti in cucine mobili, si lavora a tarda sera oppure all’alba e, qualche volta, ci si dimentica che, per quanto il cibo serva soprattutto a nutrire, in particolar modo per degli sportivi, in una cena si cerca comunque un gusto piacevole, una sensorialità gradevole, magari anche bei colori. Non si può eliminare questa esigenza, ci si può, invece, illudere di farlo, avvicinando le persone, i più giovani in particolar modo, al cibo spazzatura. Una sorta di effetto paradosso. La continua ricerca di Rubini è finalizzata a porre attenzione a tutti gli aspetti, a non tralasciare nulla, conoscendo le atlete in ogni particolarità a livello alimentare, gusti personali differenti e tradizioni culinarie sfaccettate, dai tanti paesi che formano il gruppo. Il tutto per servire a tavola cibi sani, nutrienti e genuini. Il tutto muovendo quelle mani come nonna. Perché da nonna tutto è partito e Alessandra Rubini non può dimenticarselo.